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La storia del Senegal PDF Stampa E-mail

 

I - Dalla preistoria ai giorni nostri

1.         Il linguaggio delle tombe

2.         L'islam si confronta con l’animismo

3.         La prima guerra santa

4.         Amadou, l'imperatore salvato dalle acque

5.         I grandi imperi

6.         Dai Djolof ai Wolof

7.         Un avanguardia di normanni?

8.         Il tempo dei navigatori

9.         La tragedia della schiavitù

10.       La Compagnia francese delle Indie occidentali

11.       Inizio del conflitto franco-inglese

12.       La resistenza

13.       La colonizzazione

14.       Verso il Senegal moderno

15.       Dell'indipendenza alla democrazia

16.       Il fallimento della Federazione del Mali

17.       Senghor e Diouf: la continuità

II -  Cronologia degli eventi

 

III - Piccolo lessico degli uomini celebri

 

IV – La tratta degli schiavi

 

V - La casa degli schiavi

 

 

________________________________________

 

 I - Della preistoria ai nostri giorni.

 

1.         Il linguaggio delle tombe

Sulle sponde del fiume Senegal sono state recuperato molte ossa umane, con i relativi attrezzi in pietra scolpita. Degli ominidi già vissero 50 000 anni fa, in Senegal, come lo provano anche i più recenti scavi fatti sulla penisola di Capo-verde (Dakar). Dei cerchi di megalite in laterite, indirizzati verso il cielo, sono stati scoperti nei pressi di Nioro-du-rip, a circa trenta chilometri da Kaolack, la capitale del Sine-Saloum. Oggi si sa che stanno a testimoniare una civiltà adoratrice del sole. Quanto alla gioielleria, agli utensili e alle ceramiche di periodi diversi deposte  nei monumenti funebri e piramidali (tumuli), provano l'anzianità, ma anche la continuità della presenza umana in Senegal, dal paleolitico fino alla fine della preistoria.

 

2.         L'islam si confronta con l’animismo

La storia africana ignora la scrittura. Terzo secolo, quarto secolo? Nessuno sa precisamente quando è  nato l’Impero del Ghana, di religione animista che si diffuse dal Niger al Senegal. Dall’ottavo secolo, i viaggiatori arabi sono abbagliati dalla sontuosità della sua corte, dai suoi re coperti di oro e gioielleria, dal suo esercito ricco di decine di migliaia di arcieri. L'impero mantiene numerose relazioni commerciali con il nord Africa, le sue carovane attraversano regolarmente il Sahara, cariche di sale, di rame, di avorio, di stoffe iridescenti.

 

3.         La prima guerra santa

È da questo Sahara che arrivano gli Almoravides, monaci guerriere Berberi che, dal secolo dodicesimo, proclamerà la djihad: la guerra santa. Arrivano al fiume di Senegal, e, nel 1076, l’impero del Ghana è spazzato via. Il capo dei peul Wara-Oyobé si converte all'islam, così come i Toucouleur i cui i piccoli regni sorgono a ridosso del fiume Senegal. Il resto della popolazione, profondamente scosso da queste conversioni, rimane fedele all'animismo si sposta verso il nordovest ed il sud del paese; così i Sérère scendono verso il Sine-Saloum e i Wolof verso il fiume Bounoum. [gruppi etnici]

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4.         Amadou, l'imperatore salvato dalle acque

Le narrazioni dei viaggiatori arabi, primi storici dell'Africa, sono spesso tinte di meraviglie. Come la leggenda di Amadou, figlio del conquistatore almoravide che ha fondò il Djolof. Ostile al nuovo matrimonio di sua madre, Amadou sceglie di vivere eremita sulle rive del fiume Senegal. Spesso lascia le sue paludi per pacificare gli abitanti dei villaggi dalle frequenti dispute. Le sue fantasmagoriche apparizioni, come anche la sua grande saggezza, fecero ben presto di lui  un personaggio molto rispettato. Così i capi locali (i lamani) decisero di portarlo sul trono. Successore degno di Abou Beker Ben Omar, suo padre, esso darà al regno djolof uno splendore considerevole.

 

5.         I grandi imperi

Dal secolo dodicesimo appare un impero nuovo: quello del Mali, o dei malinké; esso si estende dal nord-est della Guinea al sud-ovest dell’odierno Mali. All'inizio del secolo tredicesimo, lotte dure oppongono Soundiata Keita, uno dei suoi grandi imperatori, contro Sournangourou Kanté sovrano ganense del Sosso. Questo ultimo viene ferito e ucciso. Successivamente, Soundiata e i suoi successori non cessano di diffondere la loro dominazione, dall'Atlantico al Sahara e dalla Guinea alla valle del Niger. Come l’impero del Ghana, quello dei malinké acquisisce fasto,  ricchezza, e potere. Conosciuto fino in l'Europa, coltiva arti e scienze, grazie alla presenza di poeti, di artisti, di scienziati arabi alla sua corte. Nel 1337 muore Kankan Moussa, imperatore unanimamente rispettato, la cui scomparsa segna anche la fine di un regno glorioso. Molestato dai gruppi etnici da loro soggiogati, i malinké ripiegarono verso l’alta e la media Casamance.

 

6.         Dai Djolof ai Wolof

Nel quattordicesimo secolo, sotto l'impulso di Abou Beker Ben Omar, discendente degli Almoravidi, nasce l’impero del Djolof; esso è all'origine dell'unità culturale del Wolof che costituisce, oggi, il più importante gruppo etnico del Senegal. Il Djolof comincia con l'assorbire i piccoli regnanti che hanno spartito i bottini dell’ impero del Mali. Quindi costruisce una società rigidamente gerarchizzata, richiamandosi un po’ all’India e alle sue caste. Molto rapidamente, le ambizioni personali minacciano le basi di questo impero nuovo. Il Djolof esplode alla fine del secolo sedicesimo. Le lotte fratricide si prolungheranno al suo interno per trecento anni.

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7.         Un’avanguardia normanna?

"Si può affermare che i primi abitanti che frequentarono questa parte della costa africana erano francesi, probabilmente, audaci marinai di origine normanna, scrisse Jules Verne a proposito del Senegal nella sua “Geografia illustrata della Francia e delle sue colonie ". Sono pochi i documenti che sostengono la tesi dello scrittore, ma essa è accreditata anche da Léopold Sédar Senghor in persona. Le narrazioni collocano la scoperta del Capo-verde dai parte dei marinai normanni tra il 1364 ed il 1365 un secolo o quasi prima dell'arrivo dei portoghesi. In Senegal, i marinai normanni avrebbero fatto provviste di avorio. Da allora in poi, Dieppe, la località della normandia di cui erano originari questi navigatori, divenne famosa nella lavorazione di questa sostanza.

 

8.         Il tempo dei navigatori

Alla ricerca di una strada nuova delle spezie, le caravelle portoghesi arrivano a Gorée nel 1445. È una svolta decisiva nella storia del Senegal e del continente africano. A quel tempo deserta, questa isola offriva una linea costiera accidentata ed un entroterra molto sicuro. I portoghesi ne faranno un porto di accoglienza privilegiato per i vascelli sulle rotte verso le Indie e il Sud America. Fino ad allora, i grandi scambi commerciali dell'Africa si svolgevano sulle piste transhariane. Queste perderanno la loro importanza a causa dei  nuovi arrivati che le sostituiranno con le vie marittime.

 

9.         Tragedia della schiavitù

L'arrivo dei marinai portoghesi al Capo verde non si limita cambiare le regole ancestrali del commercio della gomma arabica, del cuoio, dell’avorio o della polvere d’oro. Annuncia l'espansione di una industria molto più detestabile: quello del mestiere di schiavo. Dal 1550 al 1850, si stima, che da 10 a 15 milioni di africani furono sradicati dal loro continente, per essere venduti in Brasile, a Cuba, in Louisiana, nelle Antille; dal 60 all’80% di loro morirono nella traversata, attendendo questo triste destino marchiati a ferro e accalcati pronti per essere imbarcati sulle navi negriere. Sull'isola di Gorée, la Casa degli Schiavi costituisce, oggi, il simbolo di questa orribile pratica. Per di più, il Senegal non era la destinazione preferita dei rivenditori di carne umana. I grandi luoghi degli schiavisti furono localizzati più a sud, nel golfo del Guinea.

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10.       La Società francese delle Indie occidentali

Dal 1664 al 1674, questa compagnia ebbe il monopolio, accordato da Colbert, dello sfruttamento dei domini africani ed americani dipendenti dal regno di Francia. Il suo nome evoca la magnifica epopea dei velieri, ma anche quello di un superbo successo commerciale, qualche volta dovuto ad avventurieri senza scrupoli. La Società francese delle Indie occidentali nasce nella città senegalese di Ndar, ribattezzata Saint-Louis in onore di Luigi XIV. In principio ebbe come scopo primario lo scambio di tessuti, oggetti di vetro e di ferro provenienti dalla Francia, in cambio di avorio, polvere di oro, olio di palma e prodotti in gomma propri del Senegal. Gli schiavi servirono anche come valuta di cambio. Molto rapidamente, la Società realizzò profitti considerevoli, assicurando così lo sviluppo e la prosperità della città, e notevolmente il sistema economico delle Signares (casta di donne meticcie molto in vista impegnate nel commercio).

 

11.       Inizio del conflitto franco-inglese

Alla fine il secolo XVI, gli olandesi occuparono Gorée. L'Atlantico è sempre più popolato. Alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali, i francesi ritornano sul fiume Senegal, gli inglesi cominciano una nuova avventura in Gambia. Tutti queste azioni rivelano in se stesse chiare ambizioni di egemonia. Nel centro del secolo XVII, la loro rivalità emerge alla luce del giorno. Le loro scaramucce dureranno fino all'inizio del secolo di XIX. Finalmente, il trattato di Parigi del 30 maggio 1814 darà via libera alla Francia nella regione del Senegal.

 

12.       La resistenza

Nella regione del Fouta-Toro, El Hadj Omar, tornato da un pellegrinaggio a La Mecca intraprese l'islamizzazione delle folle. Alla testa di 20 000 guerrieri, resisterà a Faidherbe per due mesi, prima di fuggire verso il Sudan. L’egemonia francese si affermerà poi, nonostante l'opposizione di alcuni capi guerrieri come Mamadou Lamine, marabù dei sarakholé, o Ma Ba capo dei Rip. Ogni resistenza organizzata all' insediamento francese in Senegal finisce all'inizio del secolo di XX.

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13.       La colonizzazione

Nel 1848, l'abolizione della schiavitù conduce la Francia a mettere in dubbio l'utilità di tenere i suoi due bastioni senegalesi: l'isola di Gorée e  la città di Sant-Louis. Ma la politica espansionista dell'Inghilterra porta il governo di Napoleone III a rinunciare all'idea dell'abbandono. Louis Faidherbe, ufficiale del genio uscito dal Politecnico, diviene governatore della colonia nel 1854. Il paese è caratterizzato poi da lotte intestine. Con una manciata di uomini ed un materiale militare ridotto, Faidherbe intraprende la sua riunificazione.

 

14.       Verso il Senegal moderno

Nel 1910 cominciano i lavori del porto di Dakar; rapidamente la città diverrà il motore della colonia. E la più prestigiosa città dell'AOF. Nel 1914, per la prima volta un nero rappresenta il Senegal al Palazzo-Bourbon: Blaise Diagne. La situazione sanitaria migliora, le strutture sociali animistiche scompaiono a profitto dell'islam, la scuola William-Ponty, in Sebikhotane, plasma una vera elite senegalese: dal primo quarto del secolo XX si consolida il Senegal di oggi, mentre si avvia il risveglio dell'Africa.

 

15.       Dell'indipendenza alla democrazia

Nel 1944, il Generale De Gaulle approfitta della conferenza di Brazzaville per parlare dell'indipendenza. Con la fine della II Guerra mondiale, si annunciano importanti cambiamenti. Lacerata da due guerre, impigliata poi nei conflitti indocinese e algerino, vittima di un sistema politico moribondo, la Francia perse molta autorità e prestigio internazionale. La strada del decolonizzazione è oramai aperta. In Senegal, si realizzerà con una personalità eccezionale: Léopold Sédar Senghor. Il 25 novembre 1958, è proclamata la Repubblica senegalese, membro della Comunità francese.

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16.       Il fallimento della Federazione del Mali

Senghor teme quello che chiama "la balcanizzazione dell'Africa occidentale." Per questo crea la Federazione del Mali; che raggruppa Senegal, Niger, Sudan e Alto Volta. Molto rapidamente, Niger ed Alto Volta lasciano questa Federazione e contestualmente il de Generale Gaulle accorda loro l'indipendenza il 20 giugno 1960. La rottura appare inevitabile tra i due partner rimasti in presenza di  una concezione molto diverso del potere: i Senegalesi tendono al pluralismo, i sudanesi al partito unico. Il 20 agosto 1960, il Senegal si ritira e proclama la sua indipendenza. Lo Stato nuovo iè mmediatamente ammesso all’ONU.

 

17.       Senghor e Diouf: la continuità

Senghor diviene presidente della Repubblica. Due anni più tardi, Mamadou Dia, presidente del Consiglio tenta di sostituirlo al potere con mezzi illeciti ma viene subito fermato e incarcerato. Durante venti anni, Senghor, uomo di dialogo si impegna nel modernizzare il paese ed aprirlo alla democrazia. Il 1 gennaio 1981, abbandona le sue funzioni autonomamente: atto mai accaduto in Africa! Il suo Primo ministro, Abdou Diouf  lo succede. Rieletto nel 1988 e nel 1993, deve affrontare, nell’ultimo mandato, una crisi economico-sociale molto seria. Nel 1995, crea le condizioni per una grande riconciliazione ai vertici dello Stato. Ma le vecchie dispute etniche riappaiono, sopratutto in Casamance.

                                                                                                                                                                       torna su

 
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